L'AMORE COME OCCASIONE DI RINASCITA. RIFLESSIONI DAL FILM "LA CORRISPONDENZA" DI GIUSEPPE TORNATORE

Aggiornamento: 20 mar 2018


“L’unico modo per conoscere profondamente un altro essere umano è l’atto d’amore; questo atto supera il pensiero, supera le parole. 

E’ il tuffo ardito nell’esperienza dell’unione.

Ma per conoscere pienamente nell’atto d’amore, devo conoscere psicologicamente la persona amata e me stesso, obiettivamente, devo vederla qual è in realtà, abbandonare le illusioni, il quadro contorto che ho di lei.

Solo conoscendo obiettivamente un essere umano sono in grado di penentrarne l’essenza più profonda nell’atto d’amore.” 

                                                                     Erich Fromm – L’arte di amare.


Tra i temi a me più cari, sui quali ho sempre piacere di scrivere ed interrogarmi, molti ruotano attorno alla dimensione dell’amore, al mondo degli affetti, uniche forze motrici in grado di tenerci insieme, di metterci in connessione gli uni con gli altri dando senso pieno alle nostre vite.


Per questo “La Corrispondenza”, un film di Giuseppe Tornatore uscito nelle sale nel 2016, ha rappresentato per me una preziosa occasione per ripensare e proporre una lettura, in chiave psicologica, sul potere trasformativo dei legami e sul mistero di quel complesso sentimento umano che è l’amore.

Per chi conosce il film, non sarà difficile cogliere il significato e il contenuto delle mie riflessioni, per tutti coloro che invece non hanno avuto ancora occasione di vederlo spero di fornire qualche stimolo in più per approfondirne la conoscenza.


Definire La corrispondenza un semplice film d’amore è forse riduttivo. L’opera di Tornatore è infatti una narrazione molto ben costruita sui passaggi che l’amore permette di compiere, laddove riesce a rendersi opportunità di cambiamento per chi si ama.


LA TRAMA, IN BREVE

La storia messa in scena dal regista è quella tra Edward, uomo di mezza età, famoso professore di astrofisica, già marito e padre di due figli, e la sua giovane amante, Amy, studentessa in astrofisica in crisi con gli studi, impavida e coraggiosa stuntwoman di professione.

I due protagonisti sono uniti da anni da un sentimento e una passione travolgente, che trova però tempo per esprimersi solo durante brevi fughe d’amore, momenti in cui i due riescono a ritagliarsi spazi di quiete, sospendendo per un po’ i loro impegni familiari e professionali.


Si intuisce dalle prime scene. Il sentimento di cui narra Tornatore è di quelli totalizzanti, un amore che brama la presenza dell’altro come condizione necessaria per la stessa esistenza, laddove la vita recupera senso grazie alla certezza di essere nei pensieri di chi si ama e dove la sola attesa di un nuovo incontro è sufficiente a far tollerare lo scorrere dei giorni e della lontananza.


Ad offrire però un primo spunto per una riflessione più profonda sulla qualità del legame che unisce i due amantici pensa lo stesso Ed, che proprio nella scena iniziale del film, prima di congedarsi da Amy dopo uno dei loro incontri, si rivolge a lei con queste parole:

Pensi che noi due ci siamo detti sempre tutto? Segreti, misteri che non ci siamo mai svelati…c’è qualcosa di te che non so e che dovrei sapere?”

L’interrogativo di Ed è diretto, mira ad entrare nel mondo di Amy in modo più profondo. Lei però sorride e smorza la sua curiosità, ironizzandoci su, eludendo così dal dare seguito ad una domanda forse troppo carica di significati e troppo coinvolgente. La curiosità di Ed non fa breccia nel cuore di Amy e non trova risposta.


Ricordo che mi chiesi proprio a questo punto del film, quale tipo di amore unisse i due protagonisti e in quell’occasione mi tornò subito in mente una citazione letta o ascoltata chissà dove, che si riferiva alla possibilità di trascorrere un intera vita accanto ad un’altra persona, non concedendosi mai la possibilità di conoscerla veramente per quello che é.


Esistono in effetti legami capaci di mantenersi su una conoscenza reciproca solo parziale, in cui una comunicazione davvero emotiva tra i partner può arrivare a mancare del tutto. Nonostante il tempo trascorso insieme, le esperienze e i progetti condivisi, la conoscenza dell’altro può continuare a mantenersi a lungo su di un piano di superficialità, permettendo così ad entrambi i membri di una coppia di tenere nascosti lati di sé più veri e autentici.


Capita ad esempio quando si è innamorati. In questa fase molte spinte contribuiscono a darci un’immagine edulcorata della persona che amiamo, non facendoci percepire ad esempio limiti e difetti. Il meccanismo dell’idealizzazione, caratteristico di questi primi momenti, impedisce in fondo di raggiungere una conoscenza più reale e concreta del partner e sappiamo bene che il compito più difficile nelle relazioni inizia proprio quando l’idillio sfuma, restituendoci uno sguardo più reale sulla persona che abbiamo scelto di avere al nostro fianco.


La storia di Amy ed Edward, per come si presenta all’inizio del film, sembra muoversi su questo fronte. Arriva tutta la potenza di un amore travolgente, che pare reggersi su un idealizzazione reciproca, in cui per entrambi è possibile risplendere della luce che l’altro rimanda.


IL PRINCIPIO DI REALTA’

Ad interrompere l’idillio dei protagonisti, si inserisce presto un evento inatteso, che arriva agli spettatori così come alla protagonista, in modo brusco ed improvviso. La morte di Ed, annunciata nel corso di una conferenza pubblica alla quale la stessa Amy partecipa, lascia disorientati per alcuni minuti, proprio sul principio del film.


Lo strazio di Amy è totale, come lo è la negazione di una realtà lacerante appresa in modo così violento. La non accettazione di una verità troppo dolorosa diventa per lei la sola via, l’unica umanamente perseguibile per proteggersi dalla sofferenza.


Ma è proprio da questo momento che ha inizio un susseguirsi incessante di sms, lettere, videomessaggi che Amy si vede recapitare a nome di Ed il quale, consapevole della malattia che lo avrebbe portato alla morte, sceglie di trascorrere i suoi ultimi mesi di vita nel progettare minuziosamente la “corrispondenza”, coinvolgendo nel suo piano numerose persone, alle quali assegna il compito di messaggeri complici e attenti delle sue comunicazioni alla donna.

Amy si trova quindi “costretta” a vivere nella condizione di dover accettare la realtà della perdita di Ed rimanendo però visceralmente legata alla sua voce, alle sue parole e alla sua presenza così ossessivamente imposta tramite i suoi messaggi. Una condizione davvero surreale e straziante anche agli occhi dello spettatore.


La scelta di Ed di continuare ad invadere la vita di Amy si presta ad una duplice lettura:

Appare a prima vista profondamente ingiusta, non rispettosa del dolore con il quale la donna è costretta tutto d’un tratto a confrontarsi. Da un lato potrebbe dunque essere letta come scelta puramente narcisistica, ossia un disperato tentativo di un uomo che, non riuscendo a fare i conti con l’idea della fine della sua esistenza, sceglie di imporre la sua presenza senza considerare gli effetti delle sue azioni sulla donna che ama.

Con lo scorrere delle scene questa è sembrata però la lettura meno appropriata. La seconda ipotesi è che il progetto dell’uomo nasconda un fine più nobile.


IL FINE ULTIMO DELL’AMORE.

Ed sa che Amy custodisce dentro di sé un importante segreto che non ha mai condiviso prima. Ciò che non può essere detto è il peso di un senso di colpa per la morte del padre avvenuta durante un incidente stradale in cui proprio lei era al volante. La scelta professionale di Amy, da modo di riflettere su come l’esporre la propria vita al rischio costante della morte facendo da controfigura in pericolosissime scene d’azione, funga da tentativo di espiare un senso di colpa che tiene segretamente nel cuore e solo nel suo.


Amy è una donna che non deve cedere, che non può fare i conti con i propri fantasmi, che non può permettersi di lasciarsi andare al dolore e alla rabbia e lo fa sostituendo il proprio “sentire” con un fare irrequieto che non da tregua e che la allontana sempre più da sé stessa e dalla sua vera essenza di essere umano fragile e bisognoso di aiuto. Non può concederlo a sé stessa ne tantomeno può permettere ad Ed di toccare il suo dolore.


L’amore ideale è quello che Amy vuole preservare tacendo, un amore che non lascia spazio a sfumature, a macchie di alcun genere, che deve mantenersi tale proprio perché eccezionale e intoccabile da una realtà che è di gran lunga diversa.

L’amore reale però si muove su altri fronti, ed è Ed a rendere possibile questa trasformazione con il suo “folle” progetto epistolare.


COSA DIFFERENZIA IN FONDO UN AMORE PIU’ INFANTILE E NARCISISTICO DA UN AMORE MATURO?

Mentre nel primo il forte autocentrismo non permette di vedere l’altro per ciò che è, né tantomeno di pensare di agire per il  suo bene, un amore maturo si rende tale laddove consente di superare i limiti del proprio egocentrismo e dei propri bisogni di riconoscimento e di valorizzazione, per muoversi verso l’altro, aldilà di quello che se ne potrà ricevere indietro. L’amore è tale dove il movimento dell’uno è messo principalmente in connessione con il benessere di chi si ama e ha in sé il principio della pazienza e della tolleranza, piuttosto che dell’imposizione e della pretesa. L’amore quando è amore è in grado di aspettare.


Il tempo in questo caso non va a favore di Ed, che non può accettare di andarsene senza prima aver compiuto un atto di amore concreto nei confronti della sua donna. Smuovere il cuore di Amy e rianimarlo diventa allora il fine ultimo del suo progetto.

E’ proprio così che la sua incessante corrispondenza spinge lentamente Amy ad uscire dal guscio della chiusura in sé stessa, rendendo possibile il recupero di un dialogo nuovo che nasce dalla relazione e che via via si fa sempre più intimo. Le emozioni tornano allora a galla con tutta la loro forza distruttiva e dolorosa ma liberatoria. Ora Amy può arrabbiarsi, può piangere, può disprezzarsi per i suoi errori, può prendersela con sé stessa e con Ed, per averla costretta a fare i conti con il suo passato, per di più in sua assenza.


In un bellissimo scritto di Aldo Carotenuto, Eros e pathos, l’autore sottolinea come l’amore renda possibile la paradossale esperienza di avvicinare, attraverso l’altro il nostro lato oscuro. Scrive in un bellissimo passaggio:

“Sono del parere che l’incontro è caratterizzato dal ritorno ad una soggettività più piena.

All’inizio, nella fase di innamoramento, l”individualità dell’amante si era confusa con quella dell’amato, ma quando l’unione prende vita, ovvero quando subentra la relazione,

io vengo restituito alla mia stessa unicità trasformata.

Questo significa che qualcosa di antico ci pervade: è il riconoscere noi stessi,

il ritrovarsi nel legame che riusciamo a creare.

Ed è qui che noi possiamo dire che l’incontro è come una creazione artistica.”


Tornatore riesce dunque a rappresentare con lo scorrere delle scene, il processo di tale creazione. Solo attraverso questo lento viaggio dentro di sé Amy riuscirà a riprendere in mano la propria vita e portare a termine i suoi progetti con uno spirito nuovo.


CONCLUSIONI

Mi piace quindi pensare che nell’idea del regista ci sia in più il tentativo di far comprendere come la possibilità di venire a patti con le proprie ferite e la possibilità di passare attraverso i dolori che custodiamo, sia a volte la condizione necessaria per una vera ripartenza. Se in più tale meccanismo è l’amore a metterlo in moto diventa allora comprensibile come questa non sia la semplice narrazione di una storia romantica, ma un film sulla forza trasformatrice di un legame profondo tra due esseri umani.

L’amore è prima di ogni altra cosa un atto di presenza, in tal senso è possibile cogliere la magia di un sentimento che quando è reale e autentico, prova a resistere in tutti i modi alla finitezza dell’esistenza, rendendosi addirittura più concreto  nel momento in cui riesce a superare il limite invalicabile dell’assenza fisica.

Allora forse è proprio questo il miracolo e il paradosso di cui è capace l’amore: farsi spinta trasformatrice, dirompente e invisibile, sedimentandosi nel cuore, oltre i confini del tempo e dello spazio.


Dr.ssa Manuela Di Luca

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