La paura inconscia di amare

8f9386102e61c9ae40a3f1e6eb31ee74A tutti sarà capitato di conoscere persone che si imbattono di frequente in storie d’amore difficili, turbolente o dal finale spesso negativo o magari avrete avuto occasione di riflettere in prima persona sulle vostre relazioni sentimentali e su alcune difficoltà che tornano a farsi presenti ogni qualvolta ci si lega a qualcuno.

Che la riflessione riguardi voi stessi o gli altri, quello che può accadere a volte, è di avere l’impressione che nei modi in cui le relazioni iniziano, si evolvono e si concludono ci sia qualcosa di ridondante e ripetitivo. Avrete avuto modo di notare che spesso ricorrono dinamiche che rendono simili tra loro storie vissute da una stessa persona, magari in epoche anche molto diverse della vita.

Prima di addentrarci nel tema che vi propongo, credo sia importante partire da un dato. Stabilire rapporti duraturi e profondi è oggi una delle difficoltà più grandi che le generazioni di giovani adulti e di adulti sperimentano; i legami richiedono impegno, costanza e pazienza, spesso tolleriamo poco la voglia di costruire, mentre ci troviamo di gran lunga più in sintonia con il desiderio della novità e la voglia di cambiare, spesso anche partner.
Mi sembra importante partire da questa premessa perché il dato oggettivo è che alle difficoltà personali che tutti noi possiamo sperimentare nel costruire legami, si aggiungono forti influenze sociali e culturali che spingono costantemente a correre, cambiare e a diffidare dall’idea di stabilità; lo dimostra il fatto che oggi la sensazione che un po’ tutti abbiamo è che siano i legami duraturi ad avere un sapore un po’ retrò e ad essere fuori moda.

Il contributo che la psicoanalisi offre alla comprensione del rapporto d’amore permette però di rimettere al centro del tema la nostra storia individuale e le nostre esperienze affettive presenti e passate, ridando così pieno valore al modo in cui ciascuno di noi, ognuno a suo modo, vive e sperimenta la dimensione amorosa.

In questo primo articolo vorrei porre l’attenzione sulla paura inconscia dell’amore, paura di cui si è inconsapevoli e che spesso impedisce di stringere relazioni profonde e di trarre soddisfacimento pieno da un rapporto a due.
Esistono numerosi modi attraverso cui la paura del legame può esprimersi, il più diretto e visibile è il ritiro dalle relazioni amorose, espresso dalla volontà consapevole e legittima di non volersi più coinvolgere, soprattutto dopo grandi delusioni. Ma quella di “non amare” è sempre una scelta? Ci sono in realtà strategie meno evidenti attraverso cui il nostro inconscio può indurci a non investire sull’amore.

Vediamone insieme alcune tra le più frequenti:

Idealizzare il partner: idealizzare la persona che ci piace, soprattutto all’inizio di una storia, è del tutto normale, la presenza dell’altro  riempie di gioia e vitalità, la forza che se ne ricava è dirompente.
A volte però il meccanismo dell’idealizzazione porta con sé un’altissima probabilità di delusione che subentra nel momento in cui la persona di cui siamo infatuati e che nel tempo impariamo a conoscere meglio, inizia a dare segni di maggiore “normalità’” e a non corrispondere più all’immagine così alta e idilliaca dell’inizio. Non riuscire ad accettare l’altro per com’è spesso porta a chiudere la relazione impedendo di scendere ad un livello di profondità di legame maggiore e a giustificare il tutto con frasi del tipo “Non era come me lo aspettavo” oppure “Si è rivelato una delusione” . In altri termini alcune persone si proteggono dall’amore immaginando un compagno ideale con caratteristiche talmente elevate da rendere qualsiasi persona reale assolutamente non adatta. Il rifiuto e l’eliminazione di ogni scelta, anche se apparentemente sostenuta da dati di realtà, è accompagnata dalla volontà iniziale inconsapevole di non volersi coinvolgere.

Scegliere l’amore non corrisposto: si tratta di una dinamica molto frequente. Impegnarsi in un amore sin dall’inizio non contraccambiato consente a chi si coinvolge di arretrare ad un certo punto, adducendo motivazioni che hanno un effettivo riscontro nella realtà “L’altro non mi ama e non è disponibile”. Sorprende l’idea che a rendere l’altro irraggiungibile possiamo essere in primis noi stessi, ad esempio attraverso corteggiamenti accorati e insistenti che provocano distanza in chi, più o meno dichiaratamente, non ricambia il nostro sentimento. La meta finale rimane quella di allontanarsi dal compito dell’amore e di evadere dalla realtà nascondendosi dietro la scusa dell’amore irraggiungibile.

Desiderare persone impegnate: Essere attratti o innamorarsi di persone già impegnate rappresenta una condizione di partenza già di per sé molto più complessa rispetto all’invaghirsi di persone libere e disponibili all’incontro. La persona impegnata può rappresentare una fonte fortissima di attrazione; entrano qui in gioco il senso di sfida, la competizione e a volte il desiderio anch’esso inconscio di ottenere valore e riconoscimento personale attraverso l’idea di essere il/la prescelto/a. Si tratta di situazioni che possono concludersi spesso con un senso di forte rabbia e insoddisfazione per non essere riusciti a conquistare l’oggetto d’amore, oltre che con delusione e un profondo senso di sconfitta personale. Anche in questo caso l’idea che si può avere in chiusura della relazione potrebbe risuonare come “Non era fatto per me” o “Merito di meglio”, o con tutta una serie di motivazioni assolutamente legittime e realistiche che confermano e rafforzano la paura inconscia preesistente del legame.

Scegliere un partner dal quale non ci si sente profondamente coinvolti: la paura dell’amore può esprimersi anche in un modo apparentemente lontano da ciò che potremmo immaginare parlando di “timore del legame”. Esistono relazioni anche durature e stabili, all’apparenza equilibrate e ben vissute che a volte possono invece nascondere il progetto inconscio di uno dei due partner di portare avanti un legame che dia tranquillità e sicurezza in mancanza di un pieno coinvolgimento sentimentale. Si tratta di una sorta di autoprigione e di limite autoimposto che nel tempo può far vivere il rapporto in modo costrittivo; la libertà personale e affettiva, viene in questo caso limitata e inaridita, al contempo possono essere soddisfatti altri bisogni profondi che hanno a che fare ad esempio con la paura della solitudine o magari con l’incapacità di condurre una vita pienamente autonoma. Capita spesso di riscontrare che l’inizio di queste storie meno coinvolgenti, seppur stabili, avvenga dopo una forte delusione amorosa precedente.

In conclusione, a tutti sarà capitato di passare attraverso l’esperienza della fine di un legame d’amore; sia esso di durata breve o lunga, la scia di delusione e di dolore che può portare con sé è alle volte molto profonda e intensa. Si aggiungono poi diffidenza e scoraggiamento rispetto l’idea di poter trovare un giorno la persona “giusta” e questo stato d’animo negativo si ripercuote spesso sulla disponibilità e sul desiderio futuro di iniziare nuove relazioni; in altri casi può verificarsi invece che in tempi brevi le persone si lancino in nuove esperienze sentimentali che spesso sin dal loro inizio sono già preludio di nuove delusioni.

È la storia di un film che si ripete nel tempo.

È importante, nel caso in cui ci si renda conto di mettere in atto meccanismi di evitamento simili di fermarsi un attimo e di darsi la possibilità di comprendere cosa si nasconde dietro la difficoltà di stringere rapporti più sani e maturi.
La convinzione, che ha guidato questo articolo, è che farsi carico delle proprie difficoltà emotive e relazionali rappresenta a volte un passo necessario per poter godere a pieno e senza paura dell’amore, che ciascuno di noi merita di conoscere e di vivere.

Dott.ssa Manuela Di Luca. Riproduzione vietata.

Testi consultati
Adler A., (2001). La cooperazione tra i sessi. Scritti sulle donne e sugli uomini, sull’amore, il matrimonio e la sessualità. Edizioni Universitarie romane, Roma.


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