Il complesso di Superiorità. Spunti e riflessioni dai film Birdman e Il Favoloso mondo di Amelie.

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E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto?

Si.

E cosa volevi?

Poter dire di essere amato, sentirmi amato sulla terra.

Raymond Craver, Late Fragment

Birdman (Titoli di apertura)

 

Abbiamo molta familiarità con l’espressione “complesso di inferiorità”, al quale tendiamo ad associare caratteristiche come l’estrema insicurezza, una bassa autostima e una certa remissività. In realtà questo sentimento può celarsi anche dietro personalità all’apparenza estremamente sicure e piene di sé, di conseguenza un primo aspetto da chiarire è quello per cui il sentimento di inferiorità non ha a che fare con l’immagine esteriore dell’ individuo. Parliamo infatti di una dimensione interna della personalità, di un sentimento.

Un breve esempio arriva da un testo di Alfred Adler:

Tre bambini furono condotti allo zoo per la prima volta. Quando si fermarono davanti alla gabbia del leone, uno di loro si rifugiò dietro le gonne della madre e disse: «Voglio andare a casa». Il secondo bambino rimase dov’era, tutto pallido e tremante, e disse: «Io non ho paura per niente». Il terzo guardò coraggiosamente il leone e disse alla madre: «Posso sputargli addosso?». In realtà tutti e tre i bambini si sentivano inferiori, ma ciascuno esprimeva i propri sentimenti in un modo personale, intonato al suo stile di vita.

Sulla scia di questo esempio cercherò di spiegare una delle dinamiche più affascinanti e complesse, operate dalla nostra psiche, che permette all’individuo già in fasi molto precoci della vita,  di trasformare in modo del tutto inconsapevole, un senso di inferiorità vissuto come troppo minaccioso, nel suo opposto: il sentimento di superiorità.

Per entrare nel vivo dell’argomento farò riferimento a due film molto noti, di cui cercherò di svelare il giusto nel caso non li abbiate ancora visti.

Il primo è Birdman, un film del 2014 pluripremiato agli Oscar, che narra le vicende di un attore in una fase di declino della sua carriera, durante la quale dopo anni di enormi successi ottenuti recitando vita di un potente supereroe, si trova ad affrontare il difficile compito di riadattarsi ad una condizione più normale e a reinventarsi come “semplice” attore e regista in un teatro di Broadway.

Il secondo è Il favoloso mondo di Amélie, film ambientato a Parigi, in grado di proiettare lo spettatore nel fantasioso mondo della protagonista,  nei suoi animati monologhi, che la vedono impegnata per buona parte delle sue giornate ad immaginare le vite di altri e ad escogitare stratagemmi per influenzare i loro destini e sistemare le cose che non vanno.

Nelle vite di entrambi i protagonisti è possibile riconoscere una meta inconscia molto elevata di superiorità, che come vedremo si esprime attraverso forme estremamente diverse e quasi antitetiche.

Tornerò su di loro in chiusura di articolo.

Una prima domanda può essere utile: QUANDO E COME SI STRUTTURA IL COMPLESSO DI SUPERIORITA’?

Il complesso di superiorità si struttura nei primi anni di vita.

Alfred Adler, che per primo introdusse questi concetti, sostenne che intorno ai 5 anni il bambino possiede già un’idea abbastanza chiara del mondo che lo circonda e mostra un atteggiamento ben definito verso la vita.

Non solo. I bambini a quell’età hanno anche bene in mente quali strumenti utilizzare per affrontare le sfide quotidiane e per ottenere protezione, riconoscimento e amore dal loro ambiente, in particolare dai propri genitori. Il fine ultimo dei comportamenti e degli atteggiamenti del bambino è comunque sempre quello di sperimentare il meno possibile un senso di inferiorità, che fa parte della natura umana ma che risulta di gran lunga spiacevole.

E’ proprio nel corso di questa finissima opera di comprensione di come vanno le cose nel mondo che il bambino, attraverso le sue esperienze, costruisce un’immagine di sé, della sua maggiore o minore forza, intelligenza, bellezza, simpatia, astuzia, potenza. I rinforzi e gli incoraggiamenti che arrivano dall’esterno, come anche le sconfitte e i limiti che sperimenta, modellano e danno forma alla sua immagine e a quella degli altri in una logica di continuo confronto e comparazione.

Può accadere che in certe circostanze il senso di inadeguatezza venga vissuto come troppo forte e estremamente minaccioso.

  • GRANDI E PICCOLI DIFETTI FISICI O ORGANICI, possono essere vissuti nei primi anni di vita come fortemente inferiorizzanti, non tanto perchè il bambino ne ha coscienza, ma perché interiorizza un’immagine di sé a partire dal modo con cui la famiglia e le persone che gli ruotano attorno affrontano e vivono tale situazione. Un eccesso di preoccupazione da parte dei genitori può far nascere nel bambino la convinzione di essere “difettoso” e “non adeguato” ad affrontare la vita. La variabile ambientale è qui molto importante, come lo sono le caratteristiche di personalità del bambino. Non sempre quindi la presenza di tale condizione comporta un vissuto di aumentata inferiorità.
  • ELEVATA APPRENSIONE GENITORIALE: L’eccessiva apprensione da parte dei genitori rappresenta uno dei fattori più potenti e invasivi sull’idea che il bambino si farà di sé, lasciando tracce profonde. Capita spesso di osservare, dalle riflessioni di adulti che hanno avuto genitori particolarmente ansiosi e protettivi, che il messaggio indiretto che arriva è: “il mondo è pieno di pericoli e tu non son sufficientemente capace di cavartela da solo”. Messaggio molto invalidante e spaventoso per chi si trova impegnato come un piccolo esploratore a trovare soluzioni anche autonome per provare a farcela e che ha il rischio di bloccare l’iniziativa e di non sviluppare una sana fiducia in sé stessi.
  • TRASCURATEZZA GENITORIALE: per trascuratezza genitoriale non si fa riferimento solo a condizioni palesemente trascuranti o maltrattanti ma anche ad un eccesso di freddezza e di distanza emotiva. La sensazione di non poter contare sulle figure di riferimento come basi affettive solide e disponibili, da vita ad un sentimento molto spiacevole per il bambino, che in casi estremi può essere addirittura terrorizzante.
  • RAPPORTO E DINAMICHE CON I FRATELLI: L’ordine di nascita, il rapporto che si crea tra i fratelli e il modo in cui i genitori si relazionano a ciascuno di essi e promuovono il loro modo di stare insieme può favorire dinamiche competitive in cui ciascun bambino può sentirsi rispetto agli altri “molto meno” per svariate caratteristiche.

Non mi soffermo sull’elencare altre situazioni che, come si potrà intuire, possono essere le più disparate e possono intrecciarsi tra loro in un’infinità di modi. Tutti gli scenari a cui ho accennato hanno però in comune il possibile esito di favorire lo strutturarsi nella mente del bambino molto piccolo di un precoce “complesso di inferiorità”, una sensazione abnorme di insufficienza e inadeguatezza.

LA SALVEZZA NELLA SUPERIORITA’ INCONSCIA

Tra i meccanismi psichici a nostra disposizione ecco che si inserisce la Compensazione, una spinta psichica vitale che permette di superare le inadeguatezze e mitigare le nostre insicurezze dandoci il coraggio di mettere alla prova noi stessi, nonostante tutto. Si tratta di un meccanismo simile a quello che si osserva in chi soffre di importanti deficit sensoriali e che sviluppa nel tempo un’accresciuta sensibilità attraverso altri organi di senso.

Per la nostra psiche il meccanismo è lo stesso. Il senso di inferiorità necessita di essere compensato, quando però è stato vissuto come estremamente forte esso richiede uno sforzo psichico compensatorio altrettanto potente e rassicurante.

Il nostro inconscio a questo punto può compiere un salto in avanti estremamente elevato, creando un’immagine di sé grandiosa con scopi di successo e di affermazione personale che sono ben aldilà delle reali umane possibilità. Tale immagine rimane inconscia e non osservabile dall’individuo ma può essere visibile in numerosissimi atteggiamenti e comportamenti che nascondono la convinzione ormai ben costruita dell’ “Io sono molto più degli altri”.

E’ utile tornare a questo punto ai film citati in apertura di articolo per comprendere come la superiorità inconscia si presenta nei due personaggi:

  • In Birdman, il protagonista è costantemente ossessionato da una voce interna che nel disprezzarlo, lo incita a non scendere a patti con il suo senso di inferiorità e a recuperare ad ogni costo la sua vecchia condizione di gloria. Nel film mancano riferimenti alla storia di vita del protagonista, in ogni caso la sua meta di superiorità così elevata, lo induce ad assumere una serie di atteggiamenti che hanno come scopo quello di sostenere un’immagine di grandiosità e onnipotenza ormai persa. Il film può essere letto da un punto di vista psicologico come l’esito di un crollo dell’ ideale di superiorità con tutti i suoi risvolti depressivi. Lo sforzo di valere al tempo stesso domina l’intera vita del protagonista impegnando tutto sé stesso, non consentendogli di sentire l’amore per gli altri e di fare spazio alle relazioni. Il film mostra benissimo come la competitività, la vendicatività e il desiderio di vittoria saranno al centro dei pensieri del protagonista.
  • Nel favoloso mondo di Amélie la metà di superiorità e più difficilmente osservabile perché mascherata da un alone di amorevolezza e di altruismo della protagonista verso il mondo circostante. L’intenso uso che Amélie fa della fantasia e l’illusione di entrare nelle vite degli altri e dirottarle a suo piacimento è per Ameliè fonte di piacere e di godimento, è proprio così che può distanziarsi dalla sua vita vera e dal intraprendere relazioni più profonde con gli altri. In questo si esprime la sua grandiosità. Ciò che potrebbe apparire come altruismo o interesse per le vite altrui, nasconde invece un forte egocentrismo, in uno scopo di gratificazione personale. Fondamentali saranno gli scambi con l’Uomo di Vetro, personaggio centrale per mettere di fronte la protagonista alla realtà della sua vita non vissuta a pieno.

Seppur con dinamiche molto diverse, è possibile osservare un elemento comune che accompagna l’ideale grandioso dei due personaggi.  La spinta ad una superiorità così elevata li porta a vivere in una condizione di estrema dipendenza dalle vite degli altri, ma al tempo stesso li  distanzia e li isola affettivamente.

Amélie si riempie la vita delle storie di altri, dimenticando di costruire per sé stessa, in Birdman l’eccessiva preoccupazione per la propria immagine fa perdere di vista al protagonista gli affetti, facendo arrivare allo spettatore il peso di una solitudine estrema che imprigiona e inaridisce. In entrambe i casi è evidente il tentativo di allontanarsi dai veri compiti della vita,  che possono essere affrontati in modo più concreto e reale solo ridimensionando i propri scopi inconsci di grandezza e accettando un’immagine di sé più reale. 

Chiudo l’articolo con le incoraggianti parole dell’Uomo di Vetro, che nella vita di Amélie daranno una svolta profonda nel modo di affrontare il difficile compito dell’amore.

Mia Piccola Ameliè, lei non ha le ossa di vetro: lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione, con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!

Al prossimo articolo!! 😉

Testi Consultati:

Alfred Adler, Cosa la vita dovrebbe significare per voi

Film

Birdman (L’imprevedibile virtù dell’Ignoranza) – di Alejandro Gonzàlez Iñarritu- 2014

Il Favoloso Mondo di Amelie – di Jean-Pierre Jeunet – 2001


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