Al di là del Narcisismo e dei Narcisisti. Capire sé stessi per imparare a scegliere amori sani.

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Quanto meglio ci orientiamo nella nostra storia personale, tanto meglio possiamo smascherare le manipolazioni, ovunque esse compaiano. 

Alice Miller

Il Tema “Narcisismo” spopola online.

Come riconoscere un narcisista”, “Come difendersi da un partner narcisista”, “Le 10 trappole del narcisista”, questi sono solo alcuni titoli di articoli che è possibile consultare in internet inserendo su Google la parola “narcisismo”. Facilmente ci si può imbattere in veri e propri identikit, liste di comportamenti tipici del narcisista, suggerimenti strategici per scovarli in tempi brevi e da lì fuggire.

Capita di osservare da un po’ che il trend di buona parte del materiale che circola sul tema, sembra andare nella principale direzione di una messa in guardia continua dal “nemico” narcisista. Chi ha familiarità con blog o pagine di Psicologia forse potrà convenire con me sul fatto che l’argomento è davvero molto trattato e seguito.

Il grande richiamo sul narcisismo è un importante indicatore del forte il desiderio di capire, di conoscere e di parlare. Capita però da un po’ di interrogarmi sulle ragioni che stanno dietro l’esigenza di presentare il “mondo dei narcisisti” sotto una luce che si limita a riflettere quasi esclusivamente le loro estreme criticità.

Un primo aspetto che mi preme sottolineare è che parlando sempre e troppo di  “narcisisti” in quanto categoria, si rischia forse di trascurare il fatto che ciascun individuo, sia esso più o meno egocentrato, è sempre portatore di una storia personale da rispettare, in alcuni casi estremamente dolorosa, fatta di mancati riconoscimenti della propria individualità e di una vera legittimazione delle proprie emozioni.  Credo che questo non vada mai dimenticato, per non rischiare di togliere valore ad una soggettività dei vissuti che andrebbe sempre riconosciuta.

Detto ciò, perché così tanta attenzione attorno a questo argomento?

Quando si parla di narcisismo si parla inevitabilmente di relazioni, di sentimenti, di modi di stare insieme, di gioie e dolori della vita a due, a cui tutti indistintamente siamo esposti.

Mi sono quindi chiesta se rispetto al tema, fosse possibile assumere una posizione diversa rispetto a quella che a giudicare dai contenuti in circolazione, sembra essere più in voga: il narcisista manipola, distrugge, manca di empatia, il narcisista ammalia con il suo fascino e inganna..la soluzione quindi è scappare, liberarsene velocemente e possibilmente per sempre.

Ma è davvero tutto qui?

Una breve parentesi prima di andare oltre, credo fermamente che la conoscenza delle dinamiche relazionali manipolatorie in genere sia estremamente utile, per riconoscersi nelle esperienze di chi le vive e le ha vissute, per condividerle, per trovare la forza di uscirne, sono dinamiche che ledono nel profondo e che rischiano davvero di lasciare ferite aperte e dolori difficili da risanare.

Al tempo stesso sappiamo benissimo come la sola conoscenza, come la razionalità e la logica saltino inesorabilmente quando siamo noi stessi a vivere le situazioni, i consigli e le spinte che ci arrivano dagli altri sono fondamentali, ma siamo sempre noi e solo noi in prima persona a decidere, a concederci la possibilità di interrompere il malessere che una storia malsana ci porta a vivere.

Sappiamo anche quanto la sofferenza generata da storie con partner “difficili” sia dolorosa e allo stesso tempo “attraente”, quanto le chiusure siano complesse, se così non fosse saremmo tutti perfettamente in grado di uscirne velocemente e di tendere solo verso storie d’amore gratificanti e felici.

Tornando alla riflessione che guida l’articolo, credo che il rischio connesso a una tale impostazione sull’argomento, sia quello di limitarsi a spostare all’esterno il problema, trasferendo sull’altro responsabilità e colpe. Prendersela con chi “non ci ha amati” è un passaggio fondamentale necessario al distacco, ma se ci si limita a sfogare il nostro risentimento all’esterno, si finisce per agire la rabbia allo stesso identico modo del “narcisista”, che non può ricorrere ad altri strumenti per esprimere davvero ciò che prova ed elaborarlo.

Chi non va è l’altro, con le sue insensibilità e le sue limitazioni, con le sue cattiverie e le sue fredde manipolazioni. Forse il quadro così rischia di essere davvero limitante per tutti, si tratta di una logica che allontana dal cuore del problema perché allontana dalla possibilità di comprendere sé stessi, prima ancora che dal “narcisista di turno”.

Credo sia importante a questo punto ricordare che siamo tutti portatori di limiti e fragilità, che la specialità e il fascino del “narcisista” fa leva proprio su di esse, inorgogliendo e facendo sentire speciale chi ha in sé insicurezze proprie e ha interiorizzato particolari dinamiche relazionali,  preesistenti al loro incontro.

Sono proprio queste fragilità che finiscono per incastrasi alla perfezione con quelle messe in moto da chi non ha potuto imparare a sentire e a dare amore, e che contribuiscono a creare legami che imprigionano.

Bastano poche parole per tradurre cosa è in fondo il narcisismo, “una profondo deficit nella capacità di provare emozioni e di amare”; di amare l’altro per com’è realmente soprattutto quando non rimanda un’immagine di grandiosità e di specialità.

Potremmo allora cogliere l’occasione per porci delle domande: “Perché accettiamo di stare con una persona che in fondo non ci ama?” “Quanta stima abbiamo di noi per accettare di stare male e per dare all’altro il potere di farci trattare in modo poco rispettoso?” .

Spostare il focus su di noi ci darebbe davvero la possibilità di assumerci la responsabilità di ciò che siamo, di capire fino in fondo il perché delle nostre scelte, e di provare a prendere con il tempo direzioni nuove, riducendo il rischio davvero alto di ripetere anche in futuro le stesse identiche attrazioni e di riaccendere gli stessi dolori.

Riconoscere ed evitare situazioni che potrebbero farci star male sarà allora la vera libertà, il richiamo verso un certo tipo di storia potrà essere alto ma, se abbiamo fatto i conti con noi stessi, abbiamo imparato a riconoscere dove cadiamo e abbiamo compreso a fondo il perché delle nostre esperienze passate e presenti, nascerà in noi una forza rinnovata. Il desiderio di vivere nella gioia e nella condivisione piena dei sentimenti sarà a quel punto diventata nel tempo la sola scelta possibile.

Dott.ssa Manuela Di Luca

Per approfondimenti  vi consiglio queste interessanti letture:

Alexander Lowen “Il Narcisisimo. L’identità rinnegata”

Alice Miller “Il dramma del bambino dotato e la ricerca del Vero Sé”

Ivana Castoldi “Narcisi. Uomini in crisi d’identità”


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